gruppi esperenziali

Workshop e Seminari

"…per me è come una metafora di vita: mi vedo come un albero che cresce, germoglia e ad un certo punto seccherà. Nel gruppo ad un certo punto ho avvertito che in me […] c’è stato qualcosa di nuovo, un qualcosa in più che si era aggiunto a quell’albero… […] aver parlato mi ha portato dall’immagine di un albero spoglio ad un albero fiorito, perché avevo raggiunto un traguardo per me e vedere che gli altri erano interessati a quello che io dicevo ha continuato a mettere germogli sull’albero e questa è stata una esperienza importante…"

"…quando tu parli di cambiamento mi viene da associarlo a quello che un giorno ha detto C., mentre parlavamo nel gruppo: lei, ad un certo punto, ha detto: “Se dovessi disegnare un albero, lo disegnerei spoglio,non so perché” e dopo tante sedute lei invece ha detto 'Vi voglio comunicare una cosa: se dovessi disegnare adesso un albero lo disegnerei con le foglie e con i fiori'. Quindi ho notato in lei questa evoluzione che è stata comunque esplicitata".

(interviste a due partecipanti a un gruppo esperienziale universitario da me tenuto, realizzate da Benedetta Pazzagli per la tesi di laurea che ha discusso a luglio 2010 con la prof.ssa Stefania Marinelli, nell’ambito della Facoltà di Psicologia II dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”)

 

Iniziamo col tentare di dare un significato alla denominazione gruppi esperienziali, considerando principalmente l’etimologia dei due termini gruppo e esperienza.

 

Gruppo
Il termine gruppo (eng. Group; ted. Gruppe, fr., le groupe) deriva dall’italiano medioevale groppo = nodo che, a sua volta, deriva dal germanico truppa = massa rotonda; ambedue i termini hanno, come identica origine, l’idea di un tondo.
L’etimologia ci offre, dunque, due direzioni di significato: il nodo e il tondo. Il senso di nodo rimanda alla coesione tra i membri del gruppo. Tondo, designa una riunione di persone o, per conservare la stessa immagine, un circolo di persone.

Esperienza
Il termine esperienza (eng. experience; ted. Erfahrung, Erlebnis; fr. Expérience) deriva dal latino “experientia” derivato a sua volta da “experiri”. Esso designa la conoscenza diretta, personalmente acquisita con l’osservazione, l’uso o la pratica di una determinata sfera della realtà.
Dal dizionario “Psicologia” di Umberto Galimberti (2005)
In psicologia il termine esperienza assume due significati, uno relativo all’organizzazione scientifica dell’esperienza osservazione, l’altro all’intuizione diretta dei contenuti emozionali.
W. Dilthey, fondatore della psicologia descrittiva, aggiunge Galimberti, distingue le scienze dello spirito dalle scienze della natura.
Le scienze dello spirito hanno come oggetto i fatti che sorgono alla coscienza dall’interno; le scienze della natura hanno come oggetto i fatti che si presentano dall’esterno, cioè come fenomeni dati.
Poiché di ogni oggetto si fa esperienza in maniera adeguata alla sua natura, per i fenomeni che si presentano dall’esterno occorrerà quel tipo di esperienza che W. Dilthey, fondatore della psicologia descrittiva, chiama Erfahrung, che letteralmente significa “percorrere” le modalità con cui il fenomeno si presenta. Questa è tipica dell’induzione, della psicologia sperimentale, dell’operazione matematica.
Per i fenomeni che si presentano dall’interno occorrerà, invece, il tipo di esperienza che Dilthey chiama Erlebnis e che letteralmente significa “vissuto” (da leben = vivere; vissuto). Questa seconda forma di esperienza investe l’aspetto affettivo del fenomeno psichico e il senso che questo assume per il soggetto. A questa si rifanno la psicologia descrittiva, la psicologia dinamica, la psicologia del profondo e la fenomenologia, che nel vissuto (Erlebnis) coglie l’essenza dello psichico” (cfr., Galimberti, 2005, p. 392).
“L’esperienza vissuta dal singolo non è separata dall’alterità, dall’ambiente e dal mondo, anzi il rapporto con gli altri e con la realtà naturale è costitutivo della sua personalità […]; la vita stessa risulta caratterizzata da una serie di Erlebnis e gli eventi sono tra loro relati da una connessione di senso e significato di cui ogni Erlebnis dà testimonianza (cfr., p. 1073).

Esperienza in psicoanalisi
Sulla scorta delle indicazioni di Bion possiamo dire che la parola “esperienza” designa qualcosa di diverso dal termine “vissuto”. Quando si fa un’esperienza, infatti, non si “vive” soltanto: insieme al vivere viene fatto un tentativo di pensare e capire (conoscere).
Fare un’esperienza è quindi pensare, trasformare inespresse tensioni e percezioni in fantasie, associazioni, sogni, pensieri, ma fare un’esperienza implica soprattutto la trasformazione della persona stessa che fa esperienza.

 

Gruppi Esperienziali
I gruppi esperienziali, quali strumenti di ricerca e formazione (apprendimento), sono nati da una ricerca sulla formazione di gruppo svolta nel C.R.P.G. (Centro ricerche Psicoanalitiche di Gruppo), “Il Pollaiolo”, che ha avuto inizio nella seconda metà degli anni ’60.
Dalle prime esperienze svolte negli anni ’60 per iniziativa di alcuni psicoanalisti e operatori sanitari, grazie alla collaborazione di Francesco Corrao1, l’uso del gruppo esperienziale è ormai diffuso in diversi ambiti, sia istituzionali (università, scuole, istituzioni sanitarie) sia privati.
Le sue caratteristiche operative sono:
- la possibilità per i partecipanti di condividere un’esperienza
- la possibilità di comprendere e riconoscere quanto accade nel gruppo: i fenomeni, i comportamenti, le dinamiche che si attivano al suo interno, a partire dall’esperienza vissuta
- lo sviluppo di una capacità di collaborazione all’interno di una situazione sociale, anche in condizioni emotive difficili
Nel gruppo esperienziale vengono sottolineate la funzione trasformativa e quella conoscitiva, mentre resta in secondo piano la funzione terapeutica.

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